September, 2005

Il libro aperto e l’Evangelista Marco.

Non è il caso di spendere molte parole in favore o contro l’inserimento dell’architettura moderna nel tessuto delle nostre città. La questione se il moderno abbia o meno legittimità per convivere con l’antico, quando è posta in termini di diritto non consente di arrivare ad alcuna verità.
Nessuna legge (o ragionamento) ci darà una buona architettura, nessuna legge potrà sostituire il giudizio che la città, essa sola, darà nel tempo. Ciò è ancor più evidente se si scorre quanto è apparso sui giornali in merito al memorial dell’11 settembre di Daniel Libeskind a Padova.

I detrattori e i sostenitori di quest’opera, quando sono partiti da questioni di principio (il moderno si o no, la tutela dell’ambiente, la modificazione dello scenario urbano consolidato ecc.), non hanno chiarito nulla. Pagina successiva »

L’ultima mostra di Carlo Scarpa

Non ricordo quando si cominciò a parlare di allestire a Rovigo una mostra del pittore Mario Cavaglieri. Certo, della necessità di una mostra si discuteva da molto tempo sia da parte dei pochi che conoscevano profondamente l’opera dell’artista esule in Francia sia in ragione dell’imperativo morale che obbligava la città di Rovigo a rendere il doveroso omaggio ad un suo figlio così illustre nell’occasione dei cento anni dalla nascita.
Non conoscevo Mario Cavaglieri prima del luglio 1978 e questa ignoranza mi era costata un serio rimprovero da parte di Carlo Scarpa che, durante una cena in casa ai Nani mi disse “ Voi a Rovigo avete uno dei più grandi pittori di questo secolo… Mario Cavaglieri.” Pagina successiva »

Carlo Scarpa alle Gallerie dell’Accademia a Venezia

Un’elegante monografia su Simone Cantoni edita per conto del Banco Lariano nel 1973 riporta il rilievo dell’architetto ticinese di un edificio religioso; la didascalia, redatta a firma dell’autore, (del quale per motivi di pietà civile è meglio tacere il nome) dice: ” Località non precisata, chiesa non identificata, facciata (non databile); disegno conservato all’archivio di Bellinzona in cartella 39 “.
La riflessione non vuole fissare l’attenzione sul mancato riconoscimento di un’opera universalmente nota quanto, piuttosto, sulla palese non corrispondenza (veridicità) della trascrizione grafica rispetto all’opera fisica. Pagina successiva »

Gavina naviga sul Po

Animale tipico dell’ambiente padano e marino ha testa rotonda e poco snella; l’iride è nera e mobilissima, la struttura del collo è breve. Il procedere è veloce, tipicamente lineare non sfarfallante e manifesta una grande apertura. Curioso delle novità non è attirato come l’allodola da fal­si specchi; sa riconoscere con sicurezza le qualità vere di ogni habitat; si sposta di continuo incessantemente ed è per certo una grandiosa creatura dell’aria dallo spirito viva­cissimo che porta vita dove giunge.
Tutti noi abbiamo bisogno della visione armonica e totale che solo gli uomini della poesia possono donar­ci. Molti di noi disperano ma vi sono anche persone appassionate e testarde come sanno esserlo solo i bambi­ni, che cercano l’artista; quando lo scovano nella sua luce lunare chiedono che egli regali loro una visione di bel­lezza in cui sia possibile immergersi per ricostituire così l’unità perduta. Pagina successiva »

Se son rose fioriranno

In rapporto alle vicine Padova, Vicenza, Verona e ancora più alla Serenissima Venezia, Monselice è certamente una piccola città. Ma non bisogna dimenticare l’importanza che la campagna ed i centri minori hanno sempre avuto nella storia della nostra cultura veneta. Questo per dire che Monselice non è un luogo qualsiasi, che le sue mura antiche, le fabbriche cittadine, i palazzi, il castello e le corti dominicali sono parte di quello straordinario tessuto culturale e storico di cui l’Italia è ricca.
Può capitare dunque, che un uomo che sente indispensabile per sè e per la sua esistenza la bellezza, decida nell’età matura, al termine del suo peregrinare nel nuovo mondo, (Messico, Brasile, Venezuela) di abitare nuovamente l’antica casa della sua famiglia. Ma non si tratta del desiderio di macerarsi nel ricordo di un mondo che non è più, bensì è la volontà di un uomo ancora giovane e profondamente attivo che percepisce il beneficio di vivere i tempi, i colori, le stagioni della campagna veneta e gli spazi generosi di un palazzetto cinquecentesco. Pagina successiva »

I vetri di un architetto

Parlare di Carlo Scarpa e dei suoi esecutori vuol dire fissare la nostra attenzione su un particolare momento della vita dell’opera d’arte. E’ la fase che intercorre tra l’ideazione, il pro-getto e l’inizio della sua realizzazione.
Vuol dire iniziare e ragionare su tutte quelle operazioni, indicazioni, scelte di materiali, di procedure esecutive ecc. che l’ architetto valuta, annota e indica agli esecutori affinché la sua fabbrica sia realizzata fedelmente alle sue pre-visioni e volontà.
Non si tratta evidentemente di esecutori “qualsiasi”, ma di una sorta di prolungamenti dell’artista stesso.

Egli è impossibilitato, suo malgrado, ad eseguire materialmente l’edificio; confida perciò nelle capacità già sperimentate dei singoli artefici e demanda ad essi, siano i suoi aiuti di studio, siano i capi artigiani o i semplici lapicidi, fabbri, muratori e falegnami, il delicatissimo compito della realizzazione. Pagina successiva »

Da un’edizione introvabile del Milione di Marco Polo

Marco Polo viaggiò dunque fino al paese di A-solo per incontrare la principessa Ni-Ni.
La fama di questa donna aveva attraversato i mari perché, si diceva, ella era stata sposa del Maestro Vasaio, ne conservava le coppe più preziose, conosceva il segreto della loro fattura e tutta la vita del leggendario artista.
La principessa era una donna ormai anziana, tutta bianca ed argento; il suo strano nome era un ricordo di quand’era bambina: il Re suo padre le chiedeva : “Luce dei miei occhi, è vero che mi vuoi bene?” e lei rispondeva ridendo: “Ni … ni” che, come nella nostra lingua, vuol dire no e si insieme. Poi, si faceva seria e correva via gridando allegra “La verità è nel lago del tuo cuore!”.

Non era difficile incontrare la Principessa, ma era difficile sopportarne lo sguardo. Improvvisamente infatti, mentre si parlava con lei, il suo volto diveniva argento e, come la luna al primo quarto, sembrava uno specchio concavo nel quale ciascuno si vedeva riflesso: chi era buono vedeva più bella la sua immagine, chi era cattivo aveva un tale orrore di sè che si alzava di scatto e fuggiva per non ritornare mai più. Pagina successiva »

Invitation au voyage

Per moralismo o per se­rena convinzione si può essere portati a considerare Carlo Scar­pa un incorreggibile formalista, ma è duro accontentarsi di liqui­dare come “soluzione di gusto” (non oggettivabile, personale, pri­va di motivazioni razionali) lo spostamento a sinistra della sca­la nell’atrio d’ingresso del cimi­tero Brion. Il piccolo edificio è rigorosamente assiale: il vano ret­tangolare si innesta ad angolo ret­to con un passaggio coperto/tun­nel/flauto orfico che conduce a sinistra alle tombe dei signori Brion ed a destra ad una isoletta al centro della vasca d’acqua.
Ai lati le pareti cieche in calcestruz­zo sono riquadrate da identiche campiture in intonaco scialbato a calce lucida e, sul fondo, campeg­gia perfettamente centrato il fa­moso motivo con i due anelli che si intreccian Pagina successiva »

Aménager un ancien couvent

Le couvent de San Sebastiano est, actuelle­ment, un ensemble d’édifices hétérogènes, d’époques différentes et de fonctions effec­tivement autonomes (habitation, magasin, dépendances de l’église, etc . L’ensemble ancien fut complètement démoli au début du XIXe
Le couvent de San Sebastiano est, actuelle­ment, un ensemble d’édifices hétérogènes, d’époques différentes et de fonctions effec­tivement autonomes (habitation, magasin, dépendances de l’église, etc . Pagina successiva »

Carlo Scarpa mostra se stesso: Venezia 1968, Londra e Vicenza 1974, Parigi 1975

Sono passati quasi due anni dal corso C.I.S.A. sui musei e le mostre progettate da Carlo Scarpa.
Per una sorta di correttezza formale dovrei limitarmi alla semplice trascrizione degli argomenti che esposi nel novembre 2002 alla Fondazione La Vigna.
Non mi è sembrato però ragionevole trascurare quanto è apparso in due recenti pubblicazioni; nella prima dal titolo Carlo Scarpa, l’architetto e le arti Orietta Lanzarini tratta parla dello spazio scarpiano alla XXXIV Biennale di Venezia mentre nella seconda dal titolo Carlo Scarpa. I musei Luciana Miotto Muret racconta della mostra di Parigi del 1975 da lei stessa voluta e organizzata.

Entrambi questi studi verranno da me commentati in questa comunicazione che ha per tema le quattro mostre personali di che Carlo Scarpa allestì sulla propria opera : quella della Biennale del 1968, le due del 1974 a Londra e Vicenza e l’ultima di Parigi nel 1975.
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