Cronaca di un allestimento.
Dal 10 febbraio 2007 Palazzo Roverella, sede della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, ospita una importante mostra che in 160 tele illustra il percorso artistico del pittore rodigino Mario Cavaglieri dagli esordi padovani insieme a Felice Casorati, alla grande stagione di Ca’ Pesaro e delle Biennali veneziane che consacrarono la preziosa ricercatezza della sua arte, fino agli anni del suo ritiro nella campagna francese. A distanza di quasi trent’anni, tornano a Rovigo alcune delle opere di Cavaglieri che erano presenti alla mostra allestita da Carlo Scarpa all’Accademia dei Concordi nel 1978. Un filo conduttore lega i due eventi: alcuni schizzi di Carlo Scarpa e le foto dell’allestimento del 1978 introducono la mostra attuale di cui lo studiopietropoli. ha curato l’allestimento.Fine luglio 2006Primo incontro a Padova con il curatore; è molto impegnato con le celebrazioni per Andrea Mantegna e ci concede poco più di un quarto d’ora. Viene comunicato al Presidente dell’Accademia Prof. Avv. Luigi Costato e alla dottoressa Alessia Vedova che la mostra dovrà essere aperta nei primi mesi del 2007. Chiedo l’elenco delle opere, le foto e le dimensioni di ciascuna. Senza questi dati non si può iniziare a far nulla.5 settembre 2006Sopralluogo a Palazzo Roverella. Gli spazi del sottotetto e del piano nobile sono notevoli ed estremamente impegnativi; l’edificio è già per suo conto una mostra. Bisognerà fare in modo che l’architettura della soffitta dialoghi armoniosamente con le opere. Cavaglieri non era un bohémien ma un uomo estremamente ricco, che dipingeva per pura passione. Non è compito facile mettere d’accordo i muri in mattoni a vista, le capriate in legno e una pittura così raffinata. Nel sottotetto sono ancora collocate le pannellature della mostra precedente, che fu allestita dall’architetto Vio.11 ottobre 2006Incontro ufficiale con tutti gli enti promotori. Non ci sono ancora date certe e non è ancora definito il numero delle opere presenti in mostra. Saranno certamente più di cento, forse addirittura 160. Viene consegnata a tutti i presenti un’ipotesi di costi. Per l’allestimento è indicata una somma sette volte inferiore a quella già concordata per la promozione della mostra: ” i giornali volano, l’allestimento resta”; bisognerà farlo ben capire, altrimenti non ha senso nemmeno iniziare a tirare due linee di progetto. Con più di cento opere sono necessari almeno trecento metri lineari di pannelli espositivi mentre quelli esistenti coprono poco più della metà e il costo della loro eventuale integrazione con le stesse caratteristiche (supporti in acciaio, illuminazione incorporata, pannelli in laminato plastico) è assolutamente improponibile. In ogni caso, l’illuminazione esistente è per quadri di piccole e medie dimensioni e pertanto non è adeguata alla maggioranza delle opere di Cavaglieri. Avremo bisogno dell’aiuto di Dino Rossetto per fare un buon lavoro con le luci.6 novembre 2006Non è stato ancora consegnato l’elenco delle opere (arriverà allo studio il 10 novembre) ma viene redatto ugualmente un preventivo per circa 900 mq di nuove pannellature in cartongesso e la relativa illuminazione. Bisognerà realizzare tutto senza toccare i pavimenti e i muri antichi ed essere pronti, dopo il benestare, a una esecuzione semplice e veloce, altrimenti non sarà possibile aprire per febbraio o marzo del 2007.Invio i conteggi a Padova e mi fanno sapere che non è la mostra dello Studio Pietropoli ma di Mario Cavaglieri. Non c’era alcun dubbio in merito. Chiedo che sia messa a disposizione dell’allestimento almeno il costo dello stucco grigio che Mario Botta ha fatto applicare sulle pareti della sua mostra a Padova per Andrea Mantegna. Mi chiedono che cosa c’entra Mario Botta. Rispondo che io e Mario eravamo compagni di corso all’IUAV e che fummo gli unici due laureati con lode che avevano come relatore Carlo Scarpa. Resta il grande problema dell’illuminazione delle opere: risparmiare su questi impianti vorrebbe dire non fare vedere nulla.20 novembre 2006La dottoressa Alessia Vedova mi comunica la data definitiva di apertura della mostra: 10 febbraio 2007. Abbiamo poco meno di tre mesi, feste di Natale comprese, per reperire gli esecutori e realizzare l’allestimento. Non ci è stato ancora comunicato se la somma indicata nel nostro preventivo verrà accordata.6 dicembre 2006 (a due mesi dall’inaugurazione)Viene inviato da Padova un architetto che dovrà relazionare sullo stato delle cose e sulle richieste dello studio Pietropoli per l’allestimento. Chiediamo sostanzialmente di poter realizzare 900 mq di pannelli in cartongesso e una nuova illuminazione regolabile nei puntamenti e nell’intensità delle singole sorgenti. L’incontro è fissato alle ore 10 davanti al Roverella. Sarà presenta (ma è onnipresente) l’Avv. Costato, presidente dell’Accademia, che appoggia fortemente le richieste del mio studio. Scopro che il collega di Padova è stato studente di Carlo Scarpa quando io ero assistente del grande architetto veneziano: ora è lui che mi fa gli esami.Percorriamo avanti e indietro le sale del sottotetto; mi chiede di fare accendere tutte le luci, si guarda attorno e poi concorda con me che, stando così le cose, non ci sono le condizioni per allestire la mostra di Cavaglieri. Relazionerà a Padova che quello che l’Accademia dei Concordi chiede è ampiamente giustificato. Siamo a due mesi dall’inaugurazione ma non è ancora stato comunicato il via libera sul budget. Per i lavori indispensabili basterebbe un terzo di quanto già destinato per i costi di promoziuone sui quotidiani e la stampa in generale. “L’allestimento resta, i giornali volano”. Se non lo capiscono velocemente, dovremo abbandonare l’impresa. Il Presidente Costato e il consiglio dell’Accademia sono perfettamente d’accordo e, nell’ attesa di una risposta, chiamiamo i fabbri di Monselice che iniziano lo smontaggio delle strutture espositive della mostra precedente..Dopo una settimana le sale del sottotetto e del piano nobile sono pressoché sgombre. I pannelli in cartongesso verranno appoggiati su un listello di abete a pavimento, senza utilizzare alcuna vite o incollare alcunché: tutto l’allestimento sarà come un grande nastro continuo pieghettato che dipanandosi nelle varie stanze diverrà portante in virtù della sua forma plissettata.Forse qualcuno scriverà che Mario Cavaglieri ha dipinto sempre lo stesso quadro e che l’allestimento interpreta questa lettura dell’artista ma la soluzione nasce essenzialmente da necessità pratiche.Le strutture del sottotetto resteranno nella semioscurità perché Dino Rossetto ha previsto delle sorgenti luminose abbastanza alte e molto angolate; così l’architettura antica sarà come un protettivo cielo notturno per Mario Cavaglieri, rodigino ritornato nella sua città.21 dicembre 2006Consegna ufficiale del progetto dell’allestimento, già ben noto a tutti gli enti. Martino (mio figlio architetto) ha elaborato un modello tridimensionale e molti rendering che possono mostrare l’opera come se fosse già eseguita.Il risultato è molto realistico, quasi fotografico. Le pannellature sono collocate a quinconce rispetto alle murature antiche, così è possibile suddividere ciascun grande ambiente in due sale tematiche senza interrompere l’unità spaziale dei vani.In queste ’stanze a cielo libero’ verranno collocate opere coeve e affini per soggetto, per composizione, per accordi cromatici. Le superfici espositive sono state così moltiplicate; la disposizione dei muri a 45° realizza delle infilate prospettiche che rendono più chiaro il percorso e scorci diagonali che anticipano il contenuto delle sale successive.Sarà impegnativo per il pubblico sottrarsi all’adescamento delle bellissime donne di Mario Cavaglieri che chiamano i visitatori di sala in sala. Sul fondale prospettico dell’infilata degli archi verrà collocata la Vénus del Peyloubère; essa è continuamente annunciata lungo il cammino e potrà essere raggiunta solo dopo aver dipanato un percorso ricco di presenze, di ambienti sontuosi, di suppellettili raffinate. Questo grande nudo reclinato resterà negli occhi del visitatore dalla prima sala e funzionerà da ‘land mark’ del viaggio nella pittura del grande artista rodigino.Quasi tutti i ritratti femminili sono una sorta di tributo adorante alla bellissima Giulietta, moglie del pittore; questa donna elegantissima cambia continuamente restando sè stessa; essa è una sola moltitudine ed ha ben poco di dannunziano; Giulietta è la porta regale attraverso la quale Cavaglieri entra nel mondo della bellezza e l’artista è il sacerdote di questo patto di fedeltà nell’amore.Il mondo dei soprammobili preziosi, l’arredamento delle case, gli amici in frac con le donne in abiti da sera ci restituiscono atmosfere di grande eleganza e struggente nostalgia.L’allestimento dovrà lasciare parlare i quadri; dovrà essere un buon servitore che si muove silenzioso in punta di piedi.Con l’Accademia dei Concordi si è deciso che l’ingresso al palazzo non avverrà più dalla strada - ci sono due porte anguste - ma direttamente dal cortile; una nuova scala in ferro e legno verrà appoggiata sui modesti scalini esistenti. Il grande palinsesto del Roverella, questo potente edificio che impegna quasi la metà del fronte est di piazza Vittorio Emanuele è finalmente reso visibile anche nelle sue parti più antiche: il Palazzo Pio, il coronamento originale in cotto. l’arcata superstite del porticato che poggia sopra una bella colonna in pietra d’Istria.L’architetto Andreina Milan, docente all’Alma Mater Studiorum, ha suggerito di popolare il cortile di sculture e di mitigare la facciata del condominio azzurro con installazioni luminose ed eventi; bisogna riconquistare alla città questo spazio urbano. Chissà chi raccoglierà la sfida.Dal 18 dicembre 2006 al 25 gennaio 2007Gli artigiani che abbiamo trovato sono eccezionali: pittori, fabbri, elettricisti, falegnami si sono appassionati al lavoro e non lo vedono come una noiosa routine; essi sono ben consapevoli che il risultato della mostra dipende dal loro impegno. Arrivano a fine mese le prime casse con i dipinti: alcuni sono così grandi che non passano per gli ascensori né per le scale interne ed è necessario portarle a mano con sei persone, utilizzando la grande scala esterna di sicurezza.Incontro nuovamente il quadro L’aigrette dopo quasi trent’anni: gli prometto che sarà il primo ad essere collocato nella sua posizione definitiva.Molti prestatori - soprattutto i grandi musei nazionali e quelli francesi - hanno mandato un accompagnatore che deve assistere all’apertura della cassa, controllare lo stato del dipinto e il fissaggio definitivo del quadro alla parete.Gli impianti non sono ancora avviati e la temperatura all’interno del palazzo è glaciale.Pitti, la Fondazione Longhi e il museo di Auch non danno il benestare per l’apertura delle casse,Alberto Moscardi, ingegnere capo del Comune di Rovigo e il suo staff danno nuovamente il loro fondamentale contributo: senza di loro la mostra non si sarebbe potuta fare. Nel giro di due ore arrivano gli impiantisti a rimettere in moto le caldaie.3/4 febbraio 2007Il curatore ha annunciato il suo arrivo per l’una di notte di sabato 3 febbraio ma io devo tenere una relazione alla Fondazione Benetton a Treviso e mio figlio Martino deve venire con me.La sera dopo (domenica 4- lunedì 5) il curatore, atteso per le 22,30, arriva a mezzanotte. Sono ad accoglierlo, piacevolmente sorpresi per un ritardo così contenuto, il presidente Costato, il sindaco di Rovigo Fausto Merchori e la dottoressa Vedova. Questa manovalanza di alto profilo istituzionale lavora fino alle tre di notte a spostare quadri con il curatore, con chi scrive e con mio figlio Martino. Le tele sono continuamente rimescolate in un incessante gioco di carte che si stabilizza per qualche momento e poi riprende a girare come un mulinello; autorevoli poersonaggi si spostano da una sala all’altra come marionette egiziane che procedono di spalle in ragione della dimensione dei dipinti. Alcune stanze vanno perfettamente a regime, altre restano magmatiche; alle tre di notte il curatore saluta la squadra e ci affida benevolmente il compito di decidere anche la posizione dei prossimi arrivi.Dal 5 al 10 febbraio 2007Il primo quadro ad essere sistemato è L’aigrette, seguono quelli che gli stanno attorno; sarà così possibile capire meglio se le scelte espositive sono centrate.Ha inizio il puntamento e la regolazione delle luci, faro per faro.Venerdì pomeriggio viene montata all’ingresso la grande bacheca in ferro nero. Il fabbro Mingardo ha fatto salire il piano verticalmente come una lama di ghigliottina all’interno della scala antincendio; un movimento lento e maestoso comandato da un semplice verricello a catena. Martino dispone all’interno della bacheca i disegni di Carlo Scarpa che ho potuto salvare dalla mostra di Cavaglieri di trent’anni addietro.Prima di quel maggio del 1978 il mio maestro mi aveva ricordato più volte che Mario Cavaglieri rodigino era uno dei maggiori pittori del ‘900.Scarpa era una fonte estremamente attendibile perché egli realizzò le Biennali veneziane del dopoguerra e conobbe di persona i più importanti artisti di tutto il mondo.Da uomo profondamente civile e cólto, aveva in dispetto le griffe culturali; egli sapeva bene che all’esibizione del logo del curatore spesso si accompagna poca presenza di logos nel pubblico e ciò tanto di più nell’epoca (e non era ancora l’attuale) dei televisionari.Scarpa non era assolutamente interessato a redigere classifiche dei ‘top ten’ della pittura italiana; il livello di Cavaglieri era per lui degno della iconostasi del tempio laico dell’arte; in questi casi, non ci sono santi di prima o seconda grandezza.Gli allestimenti di Scarpa erano veri e propri saggi di critica d’arte visuale; egli non scrisse alcunché ma le sue mostre e i suoi musei sono vere e proprie epifanie di quel dipinto e di quella scultura.Scarpa non ebbe alcun turbamento a chiudere per tre mesi in cassaforte i capolavori dei Concordi pur di mostrare le opere di Cavaglieri: egli era molto sensibile alle critiche motivate ma assolutamente indifferente a quelle che non avevano alcuna giustificazione.Come è il lavoro di ogni artista vero, il lavoro di Carlo Scarpa era profondo, gioioso, semplice e senza intenzione; bisogna essere ancora bambini nell’animo e molto liberi nel cuore e nello spirito per capire la sua opera.
Info.
- Data/Date:
- 02.14.07 / 12pm
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Autore/Author: Guido Pietropoli
- Categoria:
- EX/Mostre | Exhibit Design, SC/WR







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